La frequenza di rimbalzo, chiamata anche bounce rate, non è un valore univoco, ma di solito non sbaglia. Hai mai misurato i tuoi rimbalzi?

 Innanzitutto scopriamo cos’è la frequenza di rimbalzo.

Secondo la definizione di Google è la percentuale di visite di una sola pagina, ovvero visite in cui la persona esce dal sito dalla stessa pagina dalla quale è entrato, senza interagire.

In altre parole: quando un utente finisce nella nostra pagina ma ne scappa prima di fare qualunque interazione, rimbalza fuori.

La frequenza di rimbalzo si calcola dividendo il numero di accessi per quello dei “rimbalzi”, ma non possiamo dare un valore univoco buono o cattivo, dipende infatti dal progetto per il quale la pagina è nata.

Il bounce rate di un e-commerce dovrà essere per forza più basso rispetto a quello di un blog. Inoltre dovremmo considerare anche il tempo di sessione, se pur su una singola pagina.  Non esiste, quindi, una frequenza di rimbalzo ideale.

La prima domanda che dobbiamo farci è: perché la gente scappa dal mio sito?

Le risposte sono molte, più di quelle che possiamo immaginare, per esempio il sito potrebbe attrarre utenti non realmente interessate ai nostri contenuti, oppure il sistema di navigazione non funziona come dovrebbe. In ogni caso, non è un buon segno: un visitatore soddisfatto di solito è portato a visitare altre pagine, a navigare all’interno del sito e a non abbandonarlo subito. (Tralasciamo volutamente casi di pagine costruite per scopi particolari).

La cosa importante, però, è ridurre la frequenza dei rimbalzi.

Vediamo velocemente come fare per abbassare il bounce rate.

  • Proviamo a testare i pop-up sul nostro sito: se appaiono troppo presto, sono un buon motivo per scappare.
  • Com’è a colpo d’occhio il nostro sito? Il design già di per sé attira o respinge gli utenti.
  • Migliorare l’usabilità è fondamentale, attraverso le convenzioni usate da tutti i siti web, senza creare accozzaglie di elementi, rendendo immediatamente comprensibile missione e vision della nostra attività.
  • Occhio ai contenuti multimediali, soprattutto a video e audio con auto play, che oltre a disturbare danno all’utente la sensazione di aver perso il controllo della navigazione.
  • Guida l’utente nella navigazione ed evita contenuti troppo lunghi o scritti troppo piccoli.
  • Attenzione alla velocità di apertura della home page del nostro sito. Se impiega più di 3 o 4 secondi, è provato che molti utenti chiudono la pagina senza concedere il tempo di caricarsi.
  • Ottimizzazione da mobile: come si vede il nostro sito dallo smartphone? Potrebbe essere questo il problema di un buonce rate alto.

La frequenza di rimbalzo non è mai una buona amica della nostra attività. Teniamola d’occhio, e manteniamola bassa.

 

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